Antiquariato: ciotola “tralcio di vite”

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La maiolica qui presentata è una ciotola di 25 centimetri di diametro, parte delle ceramiche “vintage” che metto in vendita per i cultori e i collezionisti della maiolica d’antiquariato. Riguardo a essa, con le mie attuali conoscenze non posso determinare il periodo e l’origine, sebbene fosse parte di un insieme di ceramiche rinvenute in un’abitazione privata di Deruta.
A un’analisi obiettiva della decorazione, si possono fare due diverse ipotesi. La prima è che fosse parte di una serie di ceramiche dal decoro semplice e di rapida esecuzione, destinate, in passato, a una sezione di mercato a basso prezzo; la seconda ipotesi, invece, vorrebbe sostenere che si tratti di un prototipo o di un oggetto-campione realizzato come prova da qualche pittore, poi non ripetuto su più larga scala. Questa seconda ipotesi è suggerita dal lavoro di bordatura, che è estremamente semplice: solo alcune filettature spesse, applicare con un unico passaggio di pennello, che sembrano essere state fatte per dare un senso di completezza all’oggetto. Aspetto questo che non si ritrova nella produzione di Deruta, neanche nelle decorazioni volutamente più semplificate.
Per quanto riguarda il soggetto dipinto sul lato concavo della ciotola, che lo occupa quasi interamente, abbiamo un tralcio di vite completo di grappolo, delle foglie verdi, una appassita e un uccellino stilizzato che prende il posto di un “angolo in basso”.
Il “tralcio di vite”, seppure con un’iconografia diversa e ancora più semplice di questa, è, esattamente, un soggetto parte di altre tradizioni di ceramica a vocazione popolaresca (Faenza e altri luoghi situati nel Meridione). La tradizione di Deruta più classica e autentica non ha mai contemplato questo genere di soggetti, soprattutto con l’esecuzione pittorica che si riscontra all’esame obiettivo della decorazione.
Le forme sono volutamente “grossolane”, delineate con pochissimo dettaglio, anche se le foglie, il tralcio e l’uccellino contano delle pennellate molto nette e decise, capaci di mostrare accuratezza nel tratto e maestria nell’uso degli strumenti da parte del pittore che ha ultimato il soggetto con altri cenni (i viticci marroni) per mantenere il tono complessivo del soggetto verso qualcosa che, penso, doveva apparire come una “novità”.





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